lunedì 10 settembre 2018

Dieta Lipetz delle buone e delle cattive calorie: cibi ammessi ed esempio di menù

Dieta delle buone calorie o dieta Lipetz per tornare in forma dopo l'estate.
La Dieta Lipetz potrebbe essere un buon modo per rimetterci in forma al rientro dalle vacanze estive. Questo regime dietetico prende il nome dal suo ideatore, il Dott Philip Lipetz, medico di San Francisco, noto per le sue ricerche su DNA ed invecchiamento. Il Dott Lipetz aveva un problema personale di sovrappeso e, pur sottoponendosi egli stesso a vari trattamenti dietetici e non, non riusciva mai ad ottenere i risultati sperati. Frutto delle sue ricerche ed esperienze è il libro The good calorie diet (la dieta delle buone calorie), pubblicato nel 1994, in cui viene illustrata una dieta dimagrante basata sul concetto che non tutti i tipi di calorie siano dannosi per il nostro corpo,ovvero non tutto ciò che mangiamo va a depositarsi su pancia, cosce e glutei sotto forma di antiestetici cuscinetti di grasso localizzato.


Dieta delle buone calorie: fase uno

Secondo le teorie di Lipetz, le calorie considerate "cattive" sarebbero quelle di origine animale, correlate all'era primitiva, quando l'uomo era costretto a cacciare per procurasi gli alimenti. Dannosi anche i cibi a cottura prolungata. La dieta delle buone calorie si divide in due fasi. La fase uno deve escludere completamente le calorie cattive e prediligere le cosiddette calorie "buone".

Alimenti da escludere:
  • tofu;
  • qualunque cibo o bevanda dolcificata;
  • frutta secca;
  • frutta eccessivamente matura;
  • alcol;
  • carne grassa;
  • prodotti da forno;
  • cereali muesli;
  • condimenti eccessivi.
Alimenti da prediligere:
  • cereali integrali: chicchi interi (avena, segale, orzo, etc.), pane di segale, fiocchi d'avena, etc.;
  • legumi: piselli, fagioli, etc.;
  • pollo e tacchino: senza pelle e purché consumati lontani dai carboidrati;
  • verdure: ad esclusione di patate e carote;
  • frutta;
  • latte scremato e formaggi magri;
  • pesce "grasso": pesce azzurro, salmone, trota, tonno, sardine etc.


Esempio menù dieta delle buone calorie

La dieta delle buone calorie prevede tre pasti principali, colazione, pranzo e cena e uno spuntino a metà pomeriggio.
Ecco un esempio di menù suggerito da Lipetz:

Colazione:
  • fiocchi d'avena o bastoncini di crusca con latte scremato;
  • spremuta d'arancia o un frutto freschi;
  • yogurt magro al naturale.
Pranzo:
  • zuppa di legumi con spezie ed erbe aromatiche;
  • macedonia di frutta fresca.
Spuntino:
  • verdure croccanti (finocchio, sedano, etc.) con formaggio spalmabile light.
Cena:
  • insalata di verdure a scelta (cetrioli, pomodoro, finocchi, etc.) condita con erbe aromatiche;
  • pane di segale integrale;
  • zuppa di verdure (es. spinaci);
  • lasagne vegetariane condite con verdure grigliate, pomodoro, formaggio magro, da alternare tra gli strati di pasta.


La dieta di Lipetz: fase due

La seconda fase della dieta delle buone calorie prevede, una volta raggiunto il peso forma, la progressiva reintroduzione degli alimenti di origine animale esclusi dalla prima fase, mai tuttavia in associazione ai carboidrati. La dieta delle buone calorie è un regime dietetico poco equilibrato che non va protratto per periodi di tempo prolungati per non incorrere in pericolose carenze. Una corretta alimentazione deve sempre garantire l'apporto di tutti i nutrienti, in questo caso potrebbe essere necessaria l'integrazione con multivitaminici. Consultare sempre il medico prima di affidarsi a diete fai-da-te.

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sabato 8 settembre 2018

Dieta contro la sindrome dell'ovaio policistico: cosa mangiare, cosa evitare

La sindrome dell'ovaio policistico o policistosi ovarica si può controllare grazie alla dieta: alimenti da mangiare, alimenti da evitare.
La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS, acronimo inglese che sta per Poly-Cistic Ovaric Syndrome), policistosi ovarica o sindrome dell'ovaio micropolicistico è una condizione che causa squilibri ormonali e problemi metabolici. Piuttosto comune, la PCOS colpisce una donna su 10 in età fertile. La sindrome dell'ovaio policistico predispone ad una serie di patologie come diabete, malattie cardiovascolari, depressione e maggiore rischio di cancro dell'endometrio. Ma la ricerca ha dimostrato che la dieta può aiutare nel ridurre l'impatto della PCOS, attraverso la gestione del peso corporeo e la prevenzione dello sviluppo di insulino-resistenza.


Sindrome dell'ovaio policistico: sintomi 

La policistosi ovarica, ovvero l'ingrossamento delle ovaie con la formazione di piccole cisti ripiene di liquido è un disturbo del sistema endocrino spesso caratterizzata dalla tendenza all'aumento di peso e all'insorgenza di insulino-resistenza, anticamera del diabete di tipo 2. Si calcola che oltre il 50% delle donne affette da PCOS possa sviluppare il diabete o il pre-diabete entro i 40 anni d'età. Altri sintomi correlati alla sindrome dell'ovaio policistico sono: irsutismo (peli superflui dovuti ad un alterata produzione di ormoni maschili), acne, irregolarità mestruali (oligomenorrea, amenorrea), alopecia androgenica (calvizie), infertilità, sindrome premestruale (gonfiore, depressione, mal di schiena, sbalzi d'umore, insonnia, etc.), maggior rischio di aborto spontaneo, obesità, stanchezza, etc.


Policistosi ovarica e dieta

Una dieta sana e corretta può certamente fare molto per contrastare obesità ed insulino-resistenza, alleviando i vari disturbi correlati alla PCOS. Il dimagrimento in generale tende a ridurre i sintomi della sindrome dell'ovaio policistico. Tra le diete che possono aiutare le persone con PCOS a gestire i loro sintomi abbiamo:
  • Dieta a basso indice glicemico: il corpo digerisce gli alimenti con un basso indice glicemico più lentamente e ciò si traduce in un miglior controllo dell'aumento dei livelli di insulina. Tra gli alimenti da prediligere abbiamo: cereali integrali, legumi, noci, semi, frutta, verdure amidacee e altri alimenti non trasformati a basso contenuto di zuccheri.
  • Dieta anti-infiammatoria: cibi anti-infiammatori, come frutti di bosco, pesce grasso, verdure a foglia verde e olio extravergine di oliva, possono ridurre i sintomi legati all'infiammazione, come l'affaticamento.
  • Dieta DASH: la dieta per la cura dell'ipertensione, oltre a ridurre il rischio delle malattie cardiache, può aiutare nella gestione dei sintomi della PCOS. Questa dieta comprende: pesce, pollame, frutta, verdura e latticini a basso contenuto di grassi. La dieta DASH scoraggia l'assunzione di alimenti ad alto contenuto di grassi saturi, zuccheri e sodio. Uno studio del 2015 ha dimostrato che le donne obese che avevano seguito una dieta DASH, appositamente studiata, per 8 settimane, hanno riportato una riduzione della resistenza all'insulina e del grasso addominale rispetto al gruppo di controllo.

PCOS: cosa mangiare

Gli alimenti da prediligere per contrastare la micropolicistosi ovarica sono i seguenti:
  • alimenti naturali non trasformati;
  • alimenti ricchi di fibre;
  • pesce "grasso", come salmone, tonno, sardine e sgombri;
  • cavolo, spinaci e altre verdure a foglia verde;
  • frutti rossi, come uva rossa, mirtilli, more e ciliegie;
  • broccoli e cavolfiori
  • fagioli, lenticchie ed altri legumi;
  • grassi salutari, come quelli contenuti in olio d'oliva, avocado e noci di cocco;
  • frutta secca come pinoli, noci, mandorle e pistacchi
  • cioccolato fondente con moderazione
  • spezie, come curcuma e cannella

Policistosi ovarica: alimenti da evitare

La dieta contro la PCOS dovrebbe prevedere l'esclusione di alimenti comunque considerati poco sani, come:
  • carboidrati raffinati, come dolci e pane bianco;
  • cibi fritti, alimenti da fast food;
  • bevande zuccherate, come bibite gassate ed energy drink;
  • carni trasformate, come hot dog, salsicce, wurstel e alimenti preconfezionati a base di carne;
  • grassi solidi, tra cui margarina, burro e lardo;
  • eccesso di carne rossa.
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giovedì 6 settembre 2018

Calvizie: nel tuorlo d'uovo una sostanza che combatte la perdita dei capelli

Secondo uno studio giapponese nel tuorlo d'uovo è racchiuso il segreto per combattere la calvizie. 
La comune calvizie o alopecia androgenica è la triste conseguenza della miniaturizzazione dei follicoli piliferi dietro la cui causa ci sarebbe l'azione dell'ormone maschile Diidrotestosterone (DHT), ma anche di altri fattori non del tutto chiariti (genetici, carenze nutrizionali, stress, etc.). L'alopecia può colpire sia gli uomini che le donne e si tratta di un inestetismo che può creare molti disagi (pochi accettano la perdita dei loro amati capelli!). Non è un mistero che le uova facciano bene alla salute dei capelli: esistono numerose maschere fai-da-te in cui l'uovo è il protagonista indiscusso. Ma se l'idea di metterci le "uova in testa" non ci alletta forse dovremo ricrederci. Dal Giappone arriva un nuovo studio dai risultati sorprendenti, recentemente pubblicati sul Journal Of Medicinal Food.

Le uova favoriscono la ricrescita dei capelli

Un uovo al giorno può levare di torno la perdita dei capelli, questo perlomeno è quello che hanno sentenziato dei dermatologi dell'Università di Osaka. Per il loro esperimento i ricercatori hanno impiantato dei follicoli piliferi umani su dei topi, scoprendo che il tuorlo d'uovo stimolava la ricrescita di nuove cellule dei capelli umani. Ma c'è una buona notizia: l'azione stimolante del tuorlo d'uovo avviene sia se applicato sulla cute (uso topico) che assunto per via orale (mangiando il tuorlo).  Nel tuorlo d'uovo sarebbe infatti presente un composto che in entrambi i casi stimola una proteina chiamata fattore di crescita dell'endotelio vascolare (VEGF), fondamentale per la riparazione e la crescita delle cellule dei capelli.

Hgp agente di stimolazione della crescita dei capelli presente nel tuorlo

Il composto che combatte la calvizie presente nel tuorlo dell'uovo di gallina è stato denominato Hgp (Hair grow peptide). Allontanando i pregiudizi sul consumo delle uova, assolte dall'accusa di far aumentare il colesterolo ed il rischio cardiovascolare proprio da studi recenti (Università di Sydney, 2018), oggi troviamo un motivo in più per non far mancare sulle nostre tavole questo prezioso e ricco alimento.

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sabato 25 agosto 2018

Caffé: otto rimedi naturali per la bellezza di pelle, capelli e occhi

Dalla cura dell'acne alla cellulite, il caffè possiede mille proprietà e virtù: ecco come impiegarlo per rimedi naturali inediti.
Il caffè, bevanda calda e fumante che al mattino accompagna il risveglio di milioni di persone in tutto il mondo, ma che in Italia è una vera e propria istituzione, può essere gustato davvero in mille modi. Conosciamo tutti le proprietà che ce lo fanno apprezzare: stimolanti, toniche, capaci di darci sprint ed innalzare il metabolismo. La scienza ne ha più volte decantato le proprietà antiossidanti, che ci proteggerebbero dal cancro ed altre malattie. A parte rappresentare un elisir di lunga vita, il caffè vanta virtù che lo rendono l'ingrediente ideale per la realizzazione di interessanti ed inediti rimedi naturali fai-da-te. Dalla cura dei capelli a quella della cellulite vediamo come impiegare il caffè per la nostra bellezza, in 8 maniere diverse.


1. Scrub esfoliante al caffè

Non gettiamo via i fondi di caffè, questi possono essere impiegati per esfoliare efficacemente e delicatamente la nostra pelle. I risultati di uno studio del 2013 suggeriscono che le sostanze presenti nel caffè, in particolare l'acido caffeico, molecola dal potere antiossidante, riesca ad aumentare i livelli di collagene, aiutandoci a prevenire l'invecchiamento precoce delle cellule. L'acido caffeico possiede anche proprietà antimicrobiche, il che significa che può aiutarci a proteggere la pelle dai germi. Per ottenere il nostro scrub esfoliante mescoliamo:
  • fondi di caffè: un quarto di tazza;
  • zucchero grezzo di canna: un quarto di tazza;
  • succo di limone: quanto basta per ottenere la consistenza desiderata.
Dopo la doccia cospargere la miscela sul corpo, massaggiando. Lasciamo agire lo scrub al caffè sulla pelle per alcuni minuti, quindi risciacquare. 


2. Rimedio al caffè contro borse, occhi gonfi ed infiammati

Occhi gonfi ed infiammati dopo una notte passata in bianco? Niente paura le borse sotto agli occhi spariranno applicando una pasta di acqua e caffè finemente macinato o il caffè liquido stesso dopo averlo fatto raffreddare. La caffeina stimola il flusso sanguigno e dilata i vasi sanguigni. Questo aumenta il flusso sanguigno, che può aiutare la pelle a drenare i liquidi in eccesso naturalmente. Altri composti del caffè, come gli acidi clorogenici, possono contribuire alla riduzione dell'infiammazione intorno agli occhi.


3. Il caffè come protezione solare

Il caffè contiene antiossidanti, come i polifenoli. Questi possono aiutarci a proteggerci dai raggi ultravioletti (UV) e da alcuni segni di invecchiamento legati all'esposizione solare. Gli autori di uno studio del 2015 hanno concluso che i volontari che consumavano maggiori quantitativi di polifenoli, da caffè o altre fonti, erano quelli che sviluppavano meno macchie solari, legate ad esposizione ai raggi UV ed invecchiamento, sui loro volti. Il miglior modo per beneficiare delle proprietà protettive del caffè è berlo o applicarlo direttamente sulla pelle.


4. Il caffè combatte la cellulite

Il caffè può anche aiutarci nel ridurre gli inestetismi della cellulite. Uno studio (tuttavia da approfondire) è riuscito a dimostrare che un prodotto dimagrante ad uso topico contenente caffeina e molti altri principi attivi fosse più efficace nel ridurre la cellulite ostinata, rispetto ad un prodotto placebo. L'uso di creme anticellulite a base di caffé o caffeina dunque potrebbe essere l'arma vincente contro la tanto odiata cellulite. Utile a tale scopo anche lo scrub a base di fondi di caffè, da utilizzare insistendo sulle aree più colpite da cellulite, per levigare la pelle e stimolare il flusso sanguigno.


5. Scrub viso al caffè per combattere l'acne

Il caffè, grazie alla presenza di acidi clorogenici, sostanze antiossidanti e stimolanti, può essere impiegato per la cura dell'acne. L'acne si sviluppa quando il sebo, le cellule morte della pelle ed altre sostanze ostruiscono i pori, che possono così essere infettati da batteri, responsabili dell'infezione e dell'infiammazione. Lo sfregamento del viso con i fondi di caffè può aiutare a rimuovere le cellule morte e liberare i pori. Gli acidi clorogenici del caffè contribuiscono a ridurre l'infiammazione e proteggere contro alcuni ceppi batterici (attività antimicrobica).

6. Pediluvio al caffè

Un impiego del caffè del tutto inedito è quello per fare pediluvi. Il caffè ci permette di ottenere piedi morbidi e levigati grazie alle sue proprietà esfolianti e stimolanti la circolazione sanguigna. Ecco come realizzare un buon pediluvio a base di caffè:
  • Preparare alcune grandi tazze di caffè;
  • Aggiungere sia il caffè preparato per il pediluvio che i fondi dello stesso in una bacinella;
  • Lasciare raffreddare il caffè, in modo che non bruci la pelle;
  • Immergere i piedi nel caffè e sfregarli con la polvere dei fondi per rimuovere le cellule morte dalla pelle.

7. Il caffè nella cura dei capelli e del cuoio capelluto



Il cuoio capelluto ed i capelli possiedono un pH acido, rispettivamente del valore di 5,5 e 3,67. Dunque è necessario che i prodotti che applichiamo per curarli e lavarli rispettino tali valori per non ritrovarci con una chioma opaca, crespa e danneggiata. Il caffè è naturalmente acido, con un pH intorno a 5,11. Applicare il caffè sui capelli può essere un ottimo modo per aiutare a riequilibrare i livelli di pH di capelli e cuoio capelluto. Per ottenere il massimo degli effetti benefici basterà sciacquare i capelli con del caffè freddo, e strofinare i fondi di caffè sul cuoio capelluto al fine anche di aiutare a rimuovere le cellule morte. Risciacquare con abbondante acqua il tutto e procedere con uno shampoo delicato.

8. Come colorare i capelli con il caffè

Il caffè riesce a donare un colore profondo e brillante ai capelli castani. Per colorare e scurire i capelli con il caffè, basta procedere in questo modo: 
  • Preparariamo alcune tazze di caffè forte e lasciarlo raffreddare a temperatura ambiente;
  • Versariamo il caffè in una bacinella;
  • Con l'aiuto di una tazza, raccogliamo il caffè e versiamolo sulla testa in modo che tutti i capelli siano completamente inzuppati;
  • Strizzare delicatamente i capelli, quindi raccoglierli in una cuffia per doccia;
  • Lasciare agire il caffè fino ad un massimo di 3 ore;
  • Risciacquare i capelli con abbondante acqua;
  • Per ottenere un colore più scuro, è possibile ripetere il processo.
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venerdì 24 agosto 2018

L'olio di cocco è "puro veleno" : il video della prof di Harvard, Karin Michels

La docente di Harvard, Karin Michels non esista a definire in un video choc l'olio di cocco "puro veleno" e "una delle cose peggiori che si possano mangiare", per la presenza di grassi saturi, dannosi per la salute.
L'olio di cocco, tanto decantato quale scelta alimentare salutare, non lo sarebbe affatto. L'olio (o burro, in quanto alle basse temperature si presenta allo stato solido) è ottenuto dall'endosperma della noce di Cocos nucifera, prima essiccato (copra) e poi pressato. È notoriamente ricco in acidi grassi saturi a catena corta e media quali acido laurico (la metà degli acidi grassi totali), caprico e caprilico, ma è povero dei ben più salutari acidi grassi insaturi quali l'oleico e il linoleico. Per queste sue caratteristiche un suo impiego alimentare dovrebbe essere limitato o persino evitato, in quanto l'olio di cocco rappresenterebbe "puro veleno", secondo le dichiarazioni choc della prof.ssa Karin Michels, epidemiologa dell'Harvard TH Chan school of public health.

L'Olio di cocco non è un superalimento, è puro veleno

L'olio di cocco, avrà senza dubbio fantastiche proprietà cosmetiche, lascia la pelle liscia e setosa e può essere impiegato per la cura dei capelli. Ma la prof.ssa Michels, in occasione di una conferenza intitolata "Olio di cocco e altri errori nutrizionali" (Kokosöl und andere Ernährungsirrtümer) tenutasi a luglio presso l'Università di Friburgo (Germania), dove l'epidemiologa di Harvard svolge anche il ruolo di direttore dell'Istituto per la prevenzione e l'epidemiologia del tumore (Institute for Prevention and Tumour Epidemiology), si è scagliata contro l'impiego alimentare dell'olio di cocco, diffondendo le sue posizioni, in lingua tedesca, attraverso un video. Il video del discorso della Michels è stato postato su YouTube raggiungendo allo stato attuale oltre 2 milioni di visualizzazioni. 

L'olio di cocco contiene il doppio dei grassi saturi del lardo

Il consumo di olio di cocco, data la massiva presenza degli acidi grassi saturi contribuirebbe all'aumento del colesterolo "cattivo" LDL, notoriamente correlato al rischio di malattie cardiovascolari. Quest'olio contiene oltre l'80% di grassi saturi, più del doppio delle quantità presenti nel lardo e il 60% in più rispetto al gocciolamento delle carni bovine. Già lo scorso anno, secondo una revisione condotta dall'American Heart Association, era stato rilevato che tre quarti del pubblico americano consideravano salutare l'olio di cocco, ma che solo il 37% dei nutrizionisti era d'accordo. 

Perché tanto interesse nei confronti dell'olio di cocco? 

Nei primi anni 2000, due studi della Columbia University, rilevarono l'impatto degli acidi grassi a catena corta e media, presenti nell'olio di cocco, sul controllo del peso corporeo. I risultati mostrarono che i partecipanti, seguendo una dieta a base di acidi grassi a catena corta e media riuscirono sorprendentemente a bruciare i grassi più rapidamente rispetto al gruppo di controllo. Sulla scia di tali evidenze scientifiche (certamente da verificare ed approfondire), la propaganda commerciale positiva ha erto l'olio di cocco a "superalimento" convincendo tutti della bontà del prodotto. 

Nessuna prova scientifica a sostegno dei benefici dell'olio di cocco sulla salute

Il monito della Prof.ssa Michels diffuso con il video, in cui non esita a definire l'olio di cocco come "una delle cose peggiori che si possano mangiare", dunque piomba come un fulmine a ciel sereno tra i tanti sostenitori e fanatici dell'olio di cocco, tra cui celebrity quali Gwyneth Paltrow ed altre. Ben prima delle dichiarazioni della Michels le linee guida della British Nutrition Foundation affermavano che: "L'olio di cocco può essere incluso nella dieta, ma dato che è ricco di grassi saturi dovrebbe essere incluso solo in piccole quantità e come parte di una dieta equilibrata - e che - non ci sono finora prove scientifiche forti a sostegno dei benefici per la salute derivanti dal consumo di olio di cocco". 

L'olio di cocco fa male? Il dibattito si accende

Intervistato per l'occasione dalla CNN, il prof Kevin Klatt, ricercatore di nutrizione molecolare alla Cornell University, che sta studiando gli effetti metabolici dell'olio di cocco, ha dichiarato che l'olio di cocco "probabilmente non è così cattivo come il burro, ma non è buono come l'olio extravergine di oliva". L'olio di cocco contiene soprattutto grassi saturi, che si trovano anche in grandi quantità nel burro e nella carne rossa. Come altri grassi saturi, quelli dell'olio di cocco (in special modo l'acido laurico) aumenterebbero i livelli di colesterolo "cattivo" LDL, ma anche l'HDL, il cosiddetto colesterolo "buono", soprattutto quando questi grassi sostituiscono i carboidrati nella dieta. Walter C. Willett, professore di epidemiologia e nutrizione, collega della Michels all'Harvard University, tuttavia sottolinea che esistono diverse forme di HDL che svolgono ruoli diversi. Uno è quello di aiutare a eliminare il colesterolo LDL dal flusso sanguigno. "Ma alcune forme di HDL non lo fanno, quindi non sappiamo per certo se avere un HDL più alto sia una condizione migliore." Anche Willett è concorde nel sostenere che l'olio di cocco, sebbene sia certamente migliore degli oli parzialmente idrogenati ad alto contenuto di grassi trans, non sia salutare quanto altri oli vegetali, quali quelli d'oliva o di colza.  Infatti anche se l'aumento delle HDL osservate con il consumo di olio di cocco compensa in parte il rischio per la malattia cardiaca, è sempre meglio consumare oli insaturi, che non solo aumentano i livelli di HDL ma abbassano anche il colesterolo LDL. Un altro punto saliente della diatriba sulla salubrità o meno dell'olio di cocco è il fatto che resti in parte sconosciuto in cosa si traduca un HDL elevato in termini di rischi per la salute.

Olio di cocco, si,  a patto di consumarlo con molta moderazione

Inutile sottolineare che l'olio di cocco, come tutti gli oli del resto, sia anche molto calorico (120 Kcal per un cucchiaio) ed è facile eccedere con il suo consumo specie se si è convinti che possa fare bene alla salute. Senza voler demonizzare l'olio di cocco gli esperti raccomandano infine un consumo moderato ed occasionale, ad esempio per la preparazione di piatti thailandesi o per avere quel sapore particolare e gradevole all'interno di dolci ed altre specialità.

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giovedì 23 agosto 2018

Funghi champignon: alleati nella lotta al diabete ed il controllo della glicemia

Secondo un recente studio, condotto da un team internazionale, i funghi champignon sarebbero capaci di regolare i livelli di glicemia nel sangue e dunque contrastare l'insorgenza di diabete ed altre malattie metaboliche, grazie alle proprietà prebiotiche.
I funghi champignon, in particolare la comunissima specie bianca, l'Agaricus bisporus, conosciuta e coltivata in tutto il mondo a scopo alimentare, sarebbero capaci di influenzare e regolare le concentrazioni di glucosio nel sangue. Ciò implicherebbe straordinari effetti sul controllo e la prevenzione di importanti malattie metaboliche, come diabete ed obesità. Questo è quanto emerge da un recente studio condotto da un team internazionale, costituito da ricercatori della Pennsylvania State University in collaborazione con l'Istituto Wuhan dell'Accademia Cinese delle Scienze, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of functinal foods.

I funghi champignon regolano la glicemia grazie all'azione prebiotica sul microbioma intestinale


I funghi champignon sarebbero capaci di controllare la glicemia attraverso un'azione prebiotica sul microbioma intestinale. I prebiotici sono sostanze organiche non digeribili, capaci di stimolare selettivamente la crescita e/o l'attività di uno o di un numero limitato di batteri benefici presenti nel colon. Gli scienziati hanno sperimentato gli effetti dell'ingestione di funghi champignon bianchi su due tipologie di topi: uno con microbioma intestinale regolare e uno allevato in modo da non possedere alcuna traccia di flora intestinale (gruppo di controllo). Agli animali è stata somministrata una porzione giornaliera di champignon bianchi, equivalente a circa 85 g di funghi al giorno per gli esseri umani. E' stato scoperto che i topi dotati di microbioma intestinale producevano più acidi grassi a catena corta, come il propionato sintetizzato dal succinato. Si ritiene che l'ingestione di champignon stimoli la produzione di batteri intestinali del genere Prevotella, i quali a loro volta producono propionato e succinato. Questi acidi grassi a catena corta, spiegano gli scienziati, possono alterare l'espressione di determinati geni coinvolti nella produzione di glucosio, nota anche come "glucogenesi", sostenendo di fatto il controllo dei livelli di glicemia nel sangue.

I funghi champignon contribuiscono alla lotta al diabete e ad altre malattie metaboliche


I comuni funghi champignon bianchi dunque, grazie al ruolo che sembrano giocare nel processo di glucogenesi, potrebbero costituire un eccezionale mezzo per la gestione del diabete e di altre malattie metaboliche. Il confronto con il gruppo di controllo non lascia dubbi, come affermato dalla dott.ssa Margherita T. Cantorna, uno degli autori principali dello studio: "C'erano grandi differenze nei tipi di metaboliti che abbiamo trovato nel tratto gastrointestinale - continua - così come nel fegato e nel siero [sangue], degli animali nutriti con funghi che avevano microbioma [rispetto a] quelli che lo avevano - e conclude - È abbastanza chiaro che quasi ogni cambiamento che si fa nella dieta, cambi il microbioma". Questo è solo il primo passo per l'estensione di questa ricerca ai partecipanti umani, nella speranza che ciò conduca ad una migliore comprensione di come l'alimentazione influenzi i processi metabolici, la prevenzione o lo sviluppo di determinate condizioni di salute.



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lunedì 6 agosto 2018

Dimagrire velocemente con la dieta dei legumi: fino a meno 5 Kg in una settimana

Dimagrire in fretta, dieta veloce last minute: perdere fino a 5 kg con la dieta dei legumi - foto: pinterest.com
La dieta dei legumi è una dieta dimagrante last minute che promette di far perdere da 3 a 5 Kg in una sola settimana. Questo regime alimentare sfrutta le caratteristiche straordinarie di questi alimenti, per dimagrire con gusto ed in maniera salutare. Ai legumi sono abbinati un basso quantitativo di cereali, indispensabili per completare il loro quadro amminoacidico, alimenti proteici e vegetali. È dunque una dieta tendenzialmente iperproteica ed ipocalorica, ma che ricorda da vicino i dettami della dieta mediterranea. Non vi lascerà affatto affamati grazie all'elevato potere saziante dei legumi, fonte di fibre e proteine, oltre che di vitamine, sali minerali e di una molecola chiamata spermidina, vero elisir di lunga vita, cui si unisce il potere ipocolesterolemizzante tipico di questi alimenti.

I legumi per dimagrire: controindicazioni

Dopo la prima settimana, che sarà illustrata a breve, è possibile proseguire con questa dieta dimagrante a patto di non scendere eccessivamente con le calorie e di non eccedere con le proteine di origine animale. La dieta dei legumi non sostituisce il parere medico: sempre meglio rivolgersi ad uno specialista specie se i Kg da perdere sono molti, in gravidanza, allattamento ed in presenza di patologie croniche, come il diabete. L'ingestione dei legumi è controindicata in chi soffre di disturbi digestivi, quale la sindrome del colon irritabile, poiché tendono a fermentare nel colon dando origine a gonfiore intestinale, meteorismo e flatulenza. Tale inconveniente può essere ridotto tenendo in ammollo i legumi per 12-24 h, utilizzando le versioni decorticate di lenticchie & co., arricchendo i nostri piatti con aromi e spezie dal potere carminativo e digestivo (coriandolo, cumino, basilico, etc.), oltre che bruciagrassi e sostitutivi del sale (peperoncino, pepe nero, cannella, etc.).

Dieta dei legumi: esempio di menù settimanale

Quello che segue è solo un esempio di come possa essere impostato un simile regime alimentare. È possibile, ed è anzi consigliabile, variare la scelta dei legumi, che comprende: piselli, lenticchie, fagioli, soia, fave, lupini, ceci, etc. Ove non indicate le quantità sono libere:

Lunedì
  • Colazione: Latte parzialmente scremato (250 ml) e cereali integrali (30 g);
  • Pranzo: Pasta e fagioli (1 piatto), pollo (200 g), verdure grigliate;
  • Cena: bresaola (100 g) con scaglie di grana, insalata mista pomodori e lattuga, 30 g di pane.

Martedì
  • Colazione: 1 yogurt magro, 1 frutto di stagione;
  • Pranzo: piatto freddo misto costituito da insalata verde, un uovo, 100 g di fagioli e 100 g di tonno;
  • Cena: seppie e piselli (200 g), contorno di verdure grigliate.

Mercoledì
  • Colazione: caffè o tè, 3 fette biscottate con marmellata;
  • Pranzo: pasta integrale (70 g) al pomodoro, carne (150 g) ai ferri, con contorno di verdure grigliate miste;
  • Cena: passato di verdure, insalata di tonno (80 g) e piselli (180 g), 30 g di pane integrale;

Giovedì
  • Colazione: 1 yogurt magro alla frutta, 1 fetta di pane integrale con miele;
  • Pranzo: insalata di riso integrale (70 g) e pomodorini, 200 g di pesce alla griglia con contorno di verdura lessata;
  • Cena: zuppa di legumi misti, formaggio fresco (90 g), verdure grigliate a scelta, 30 g di pane integrale;

Venerdì
  • Colazione: latte parzialmente scremato (125 ml) con 30 g di cereali integrali;
  • Pranzo: pasta e lenticchie (un piatto), tacchino alla griglia (200 g), contorno di verdure crude;
  • Cena: bresaola (80 g) con scaglie di parmigiano e rucola, insalata mista di lattuga e pomodori, pane integrale (30 g);

Sabato
  • Colazione: latte di soia (125 ml), 4 fette biscottate integrali;
  • Pranzo: minestrone con legumi (un piatto), frittata realizzata con 2 uova, insalata di pomodoro e cetrioli;
  • Cena: salmone al vapore (200 g), verdure grigliate, frutti di bosco (una coppa);

Domenica
  • Colazione: caffè o tè, 4 biscotti integrali;
  • Pranzo: spezzatino di bovino (200 g) con piselli, insalata mista;
  • Cena: passato di verdure e legumi, formaggio fresco magro (100 g) con contorno di verdure grigliate e 30 g di pane integrale.

Fonte dieta: qui

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